di Luca Baldazzi – Dopo oltre 10 anni di attesa è stato approvato l’aggiornamento al Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM). Il nuovo documento strategico, presentato lo scorso 29 dicembre, è frutto di una intesa tra Ministero e Conferenza Unificata delle Regioni, e giunge dopo mesi di stallo. “L’Intesa raggiunta è una buona notizia per i cittadini e per il servizio sanitario nazionale […] La salute mentale torna al centro dell’agenda politica” la dichiarazione, senz’altro ottimistica, del Ministro della salute Orazio Schillaci.

    Obiettivo dichiarato del Piano è intervenire sugli squilibri, ridisegnando l’organizzazione di un comparto – quello dei Dipartimenti di Salute Mentale, strutture perno di questi servizi – che ancora risente pesantemente del periodo pandemico, sia per tagli al personale che per la riduzione delle prestazioni erogate. Si prevede di rafforzare queste strutture non solo riorganizzando i servizi ospedalieri, ma anche dando centralità alla prevenzione, in un orizzonte che guarda soprattutto ai giovani. In questo senso, un focus importante viene dato alla personalizzazione dei percorsi di cura, ritenuti elementi essenziali da inserire all’interno di un “sistema integrato” che coniughi il servizio propriamente sanitario e valenze sociali ed educative.

    In termini di risorse, sono previsti fondi per 225 milioni per il triennio 2026-28: 80 i milioni di euro stanziati per il 2026, con 85 per il 2027 e 90 per il 2028; successivamente il progetto riceverà un sostegno di 30 milioni di euro annui dal 2029, che dovranno essere impiegati in azioni di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza definite di volta in volta dal piano. Un altro contributo di 30 milioni annui è previsto per l’assunzione del personale sanitario e sociosanitario necessario, destinato a potenziare la presenza sul territorio.

    L’approvazione del PANSM incontra il giudizio favorevole anche della Società Italiana di Psichiatria (SIP), che tra i meriti ne riconosce l’attenzione alla prevenzione, alla presa in carico precoce ed ai bisogni delle nuove generazioni. A seguire il commento di Guido Di Sciascio, presidente del SIP: “L’approvazione del Piano segna un momento importante per la salute mentale in Italia. Il documento propone una visione unitaria e moderna dell’assistenza e può contribuire a colmare ritardi storici, a patto che l’attuazione sia coerente e omogenea su tutto il territorio nazionale”.

    Non mancano, per altro, voci critiche che fanno riferimento alla ristrettezza dei budget destinati e ad una prospettiva di loro riduzione nei prossimi anni.

    Un intervento che va nella direzione giusta, quindi, ma che da solo non può costituire una svolta. Secondo il Sistema Informativo per la Salute Mentale (dati 2023) sono stati circa 900mila gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici, ma si è trattato in larga parte di pazienti adulti (il 67,3%). I più recenti dati Ocse confermano come molti giovani che dovrebbero beneficiare di questi servizi non ne hanno accesso, con ben 700mila italiani under 25 che già convivono con problemi di salute mentale, con l’ansia e la depressione tra i più diffusi. Un contesto su cui è opportuno intervenire il prima possibile visto come, come sostenuto da recenti ricerche, ben il 74% dei problemi di salute mentale insorge entro i 24 anni, la qual cosa rende fondamentale un approccio precoce volto alla prevenzione.

    ARTICOLO 32, agenzia di stampa iscritta in data 5 novembre 2025 al n. 116/2025 del Registro Stampa del Tribunale di Roma

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