di Alberto Baldazzi

    La montagna ha prodotto il topolino: un disegno di legge di soli 4 articoli, illustrato lunedì 12 gennaio dal Ministro Schillaci, che delega il Governo a ri-formattare entro il 2026 l’intero Servizio Sanitario Nazionale. Ma IL TESTO contiene, in realtà, solo una pura elencazioni di titoli, per altro arcinoti da anni: il rapporto tra ospedali e territorio, una nuova categorizzazione dei nosocomi (di terzo livello, elettivi, di base), il potenziamento dell’assistenza territoriale, alla fragilità, alla cronicità e alle cure palliative, l’integrazione socio-sanitaria, l’implementazione della digitalizzazione e la riforma dei medici di medicina generale.

    Orazio Schillaci

    Se i titoli possono essere condivisi, perché anche un studente al primo anno di Medicina sa di cosa si tratta, dal Ministro e dal Governo sarebbe stato legittimo attendersi qualche indicazione più avanzata e, oltre che una elencazione tematica, anche qualche indicazione di contenuto. Ma niente, assolutamente niente.

    Viene il sospetto che di fronte alla marea montante che denuncia da più parti lo sfilacciamento progressivo della tenuta del sistema sanitario, la privatizzazione oramai non più solo strisciante ma montante, l’impossibilità di accedere alle cure per milioni di concittadini, l’emorragia di professionisti che abbandonano il Servizio Pubblico, i pronto soccorso inaccessibili e comunque invivibili per pazienti ed operatori, le liste d’attesa  sine die, di fronte a tutto ciò il Governo ci ha fatto sapere che siamo alla vigilia di una “grande riforma”: possiamo stare tranquilli, dunque?

    In realtà no. E questo, non per preconcetta sfiducia nel Ministro cui spetterà l’onere di esercitare la delega (o le deleghe), né per uno spirito masochistico che dà per scontata una imminente e definitiva frana del Ssn. Il pessimismo nasce dalla constatazione che dei 16 miliardi per la Missione 6 del PNRR ad oggi, a 6 mesi dalla scadenza, solo 8 ne sono stati spesi, e quasi tutti nel “mattone”, ovvero in opere strutturali che rischiano di rimanere vuote per assenza di personale. Il pessimismo monta in relazione al fatto che i medici di medicina generale non hanno intenzione di dividersi tra i loro ambulatori e le nuove strutture di territorio. Il pessimismo avanza perché gli infermieri, che sarebbero indispensabili, non esistono e i medici – che invece in Italia sono numerosi – non intendono operare nel pubblico per stipendi da fame e turni massacranti. Ma, soprattutto, perché con stanziamenti per il Fondo Sanitario intorno al 6% del Pil (quasi la metà di quanto avviene per i paesi più avanzati) e programmaticamente in ulteriore discesa, sono impensabili sia un reale rilancio del SSN, sia un contenimento del degrado che lo investe almeno da un quindicennio.

    E se è vero che “i sogni non costano nulla”, il riferimento esplicito contenuto nell’articolo 3 del ddl che vincola l’attività di riforma alla “invariabilità finanziaria” esclude che, anche solo in parte, possano diventare realtà.  

    ARTICOLO 32, agenzia di stampa iscritta in data 5 novembre 2025 al n. 116/2025 del Registro Stampa del Tribunale di Roma

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