di Luca Baldazzi – Si parla ancora troppo poco dei papillomavirus umani (Hpv, Human papilloma virus)). Ne esistono più di 200 genotipi, e si trasmettono facilmente attraverso i rapporti sessuali, tramite contatto con la pelle o le mucose infette. Queste infezioni possono alla lunga contribuire all’insorgere di specifiche forme tumorali (cervice uterina, orofaringeo, anali e del pene), e si stima che solo in Italia siano responsabili di quasi 3mila morti l’anno.
Questi i numeri presentati il 14 gennaio durante il convegno “Promuovere la salute, educare alla prevenzione: il ruolo condiviso contro l’Hpv”, organizzato a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità. Durante l’incontro, che rientra nel più vasto progetto europeo Perch – PartnERship to Contrast Hpv -, è emersa chiaramente l’esigenza di una maggiore informazione su questi rischi.
Nonostante esistano vaccini gratuiti, capaci di prevenire le infezioni del papillomavirus, uno studio presentato durante il convegno mostra come nel nostro Paese si avverta ancora troppo poco la loro pericolosità: 7 genitori su 10 a credono che la prevenzione non sia necessaria, e ben 8 su 10 ritengono che le patologie legate all’Hpv non siano tanto gravi da richiedere un vaccino. Il risultato è che si è ben lontani dall’immunità di gregge, raggiungibile entro il 2030 a patto che il 95% dei ragazzi e delle ragazze di 11-12 vengano vaccinati.
“Restano ampie differenze nella copertura vaccinale tra una regione e l’altra” ha sottolineato il presidente dell’Iss Rocco Bellantone: “una differenza che va dal 77% già raggiunto dalla Lombardia all’appena 23% della Sicilia”. A fronte di queste cifre poco incoraggianti, l’Iss ha avviato una campagna d’informazione, mirata direttamente ai giovani. La speranza è di sensibilizzare il segmento della popolazione direttamente interessata, stimolando comportamenti più cauti e la disponibilità a vaccinarsi il prima possibile, anche per vivere i loro futuri amori senza rischi.

