di Alberto Baldazzi
In Italia ne soffrono più del 20% degli ultra ottantenni e più del 15% degli ultra sessantacinquenni, ma la patologia compare anche tra giovani e adulti. I calcola che essere colpiti dal diabete comporta mediamente una riduzione di 6 anni nell’aspettativa di vita. Le cause sono molteplici, e tra queste anche quelle genetiche, ma è certo che gli stili di vita e i mancati controlli contribuiscono a questa epidemia che si abbatte, oltre che che sui singoli che ne sono colpiti, sui conti del Servizio Sanitario Nazionale che annualmente sopporta costi diretti e indiretti per circa 20 miliardi per farmaci, ricoveri, dispositivi per il monitoraggio della glicemia, perdita di produttività.
E’ evidente che l’approccio per combattere una patologia così diffusa, i cui numeri reali superano quelli delle diagnosi, non può che essere multidisciplinare e basarsi in primo luogo sulla prevenzione, sull’educazione alimentare, sull’induzione di corretti stili di vita. Ma anche gli sviluppi tecnologici mettono a disposizione nuovi strumenti e metodologie, soprattutto nell’area del digitale.
Della strategia nazionale sulla lotta al diabete per il triennio 2026-2028 si sta parlando nella sede del Cnel, alla presenza delle massime autorità sanitarie, dei clinici e degli specialisti del settore. Un buon punto di parenza è rappresentato dala varo nello scorso ottobre della Legge Pella, che ha riconosciuto – primi al mondo – l’obesità come una vera e propria malattia.
Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid), ha sottolineato nel suo intervento che “…il diabete è una delle principali sfide di sanità pubblica, non solo per la sua crescente diffusione ma anche per l’impatto che ha sulla qualità della vita delle persone e sulla sostenibilità del sistema”.

