Di Redazione
“Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”. Questa la dichiarazione di Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, a commento dei risultati dell’indagine condotta dal Centro studi del sindacato dei medici ospedalieri.
Le situazioni più critiche in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei medici dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati. Non si tratta solo di medici anziani e vicini alla pensione ma di professionisti nel pieno della maturità, con un’età media intorno ai 48 anni. Anche in questo ambito si manifesta la “doppia velocità”: Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha visto un saldo positivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha continuato a svuotarsi, perdendo 1.166 unità (-3,1%). I numeri peggiori in Basilicata (-24,6%), in Molise (-17,2%), in Valle d’Aosta (-14,2%) e in Calabria (-12,6%).
A voler cercare qualche elemento di speranza, c’è lo svecchiamento dei professionisti. Tra il 2015 e il 2024 l’età̀ media dei medici ospedalieri si è ridotta significativamente: 2 anni e 7 mesi in meno per gli uomini e 2 anni e 4 mesi per le donne. “A fronte di un ricambio generazionale avviato con successo – spiega Pierino di Silverio – oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi e 77 sono usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause”.
“Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare“, segnala Di Silverio. Per il sindacato dei medici ospedalieri per arginare per arginare questa frana il Governo deve muoversi, superando definitivamente il tetto di spesa per il personale, garantendo retribuzioni europee, riformando la responsabilità professionale per ovviare alla medicina difensiva. Servono poi incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il Mezzogiorno. “Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare – conclude Di Silverio– Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana”.

