di Alberto Baldazzi

Il fumo è un nemico da contrastare con “la massima energia” e primo responsabile di morti evitabili (annualmente 93.000 in Italia) e di patologie che abbattono la qualità della vita. Relativamente a questa “massima energia”, è però decisivo determinare in quali direzioni debba essere applicata e di quali strumenti possa e debba fare uso: la lotta al tabagismo non si può risolvere nella “denuncia”, ma deve avvalersi di politiche e orientamenti efficaci. Recentemente alcuni importanti soggetti hanno presentato un’iniziativa in qualche misura dirompente: avanzare al Parlamento una proposta di legge popolare per determinare un aumento di 5 euro per ogni pacchetto di sigarette e analoghi aumenti anche per i prodotti di nuova generazione. La campagna è promossa da Aiom, Fondazione Airc e Fondazione Umberto Veronesi. I soggetti proponenti ritengono che solamente “grazie al drastico incremento del costo dei prodotti da fumo è possibile contrastare il tabagismo, reperendo anche risorse per il Ssn” e parlano di una “battaglia di civiltà”. Pur condividendo lo spirito della “battaglia di civiltà” e riconoscendo la serietà dei soggetti proponenti, riteniamo che l’aumento generalizzato del prezzo del “pacchetto” e, ancor di più, l’applicazione di una identica politica per i consumi senza la combustione (sigaretta elettronica, riscaldatori di tabacco, bustine di nicotina) non siano strategie efficaci. L’aumento indiscriminato dei prezzi non aprirebbe la strada a una diminuzione dei fumatori, ma piuttosto all’esplosione del contrabbando. Un vero e proprio paradosso è inoltre insito nella richiesta di omologare il tabacco tradizionale e i nuovi prodotti. Proprio questi nell’ultimo quindicennio hanno “mosso” significativamente i consumi, con benefici per la salute riconosciuti da diversi sistemi sanitari nazionali. Ciò appare in contraddizione con quanto buona parte della letteratura internazionale attesta relativamente all’utilizzo dei nuovi strumenti in logica di riduzione del danno. I vapori generati da questi prodotti, pur non essendo esenti da rischi, rappresentano per i fumatori adulti una alternativa a rischio ridotto, se non addirittura un potenziale passaggio verso la cessazione.

Nel dibattito scientifico internazionale su questo aspetto non c’è unanimità, ma certo sono tante e qualificate le voci e le ricerche che riportano i risultati positivi raggiunti nei Paesi dove la riduzione del danno rappresenta una linea d’intervento della sanità pubblica. Conseguentemente, in molti contesti i nuovi prodotti beneficiano di una fiscalità di vantaggio. Sarebbe pertanto assurdo e controproducente penalizzarli dal punto di vista fiscale. Il “rogo” dei nuovi strumenti presenta in controluce degli elementi oscurantisti e una carica ideologica fuori luogo rispetto all’obiettivo di una concreta lotta al tabagismo.

Meraviglia, poi, che tra i promotori della campagna vi sia la Fondazione Veronesi, intitolata al grande oncologo e ministro della sanità Umberto Veronesi che fu tra i primi, a metà degli anni Dieci, a ricono- scere l’utilità dell’unico “nuovo” strumento allora esistente – la sigaretta elettronica – per combattere il consumo di tabacco. Più in generale, va segnalata la riluttanza con la quale in alcuni ambiti sanitari si accetta il confronto con le evidenze scientifiche, privilegiando atteggiamenti di chiusura preconcetta, se non addirittura della fake news come quella ricorrente che collega il consumo dei liquidi dell’e-cig a all’insorgenza di gravi patologie come il popcorn lung: poco importa che nessuno “svapatore” ne sia mai stato colpito.

Per questi motivi, pur rispettando le finalità della campagna appena lanciata, riteniamo che queste proposte, figlie di una logica fin troppo semplificata, non troveranno consenso una volta al vaglio del Parlamento. Ciò anche perché l’attuale governo, sulla scorta di quelli precedenti, ha ben chiaro il rischio del riemergere del fenomeno contrabbando, così come è saldo nel riconoscimento della fiscalità di vantaggio per i nuovi strumenti che superano la combustione, proprio perché risultano meno dannosi. Posizioni, per altro, espresse dall’Italia anche in sede di revisione della Direttiva europea sul tabacco.

Alberto Baldazzi, coordinatore del sito articolo32.org

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