di Redazione
Nei giorni scorsi, in occasione della Giornata Internazionale dell’Epilessia, la Sin (Società Italiana di Neurologia) ha presentato un aggiornamento sui nuovi farmaci per contrastarla, ma ha anche illustrato il profilo sociale e analizzato la qualità della vita dei pazienti che ne soffrono, e che in Italia sono tra 500 e 600mila, ossia l’1% della popolazione.
In una nota la Sin precisa che l’epilessia è una patologia neurologica caratterizzata da alterazioni transitorie dell’attività elettrica cerebrale, che determinano un temporaneo malfunzionamento delle funzioni neurologiche. E’ una delle malattie neurologiche più eterogenee e polimorfe: le manifestazioni cliniche possono variare ampiamente in base alle aree cerebrali coinvolte e alle cause sottostanti.
I pazienti coinvolti non sono solo gli individui in età pediatrica: i picchi si riscontrano infatti dopo i 60-65 anni. Ogni hanno si registrano circa 30mila nuovi casi.
Carlo Di Bonaventura, coordinatore del Gruppo di studio sull’epilessia della Sin, ha dichiarato che “Sono stati introdotti nuovi farmaci antiepilettici, soprattutto per le forme focali, con meccanismi d’azione innovativi. Circa il 20–30% delle epilessie focali è infatti farmaco-resistente, ovvero non risponde in modo adeguato alle terapie tradizionali, con un impatto significativo sulla qualità di vita, sull’autonomia e sull’inclusione sociale”.
La ricerca si sta orientando sempre più verso la medicina di precisione, ed anche l’intelligenza artificiale comincia ad essere utilizzata a supporto nell’analisi dei dati clinici e neurofisiologici, aprendo nuove prospettive per la diagnosi e il monitoraggio della malattia. Ma non solo di farmaci ci si deve occupare. Per Carlo Di Bonaventura “… è fondamentale una gestione globale della persona con epilessia, che consideri comorbidità, qualità della vita e contesto sociale e familiare. Questo approccio multidimensionale rientra nella filosofia della cosiddetta medicina delle quattro P: preventiva, predittiva, personalizzata e partecipativa”.
Passando al tema dello stigma sociale, su cui è assai difficile intervenire, la Sin segnala un aspetto su cui sarebbe, oltre che opportuno, possibile operare per migliorare la condizione dei soggetti afflitti da episodi di epilessia: il diritto alla mobilità che si realizza con l’ottenimento della patente di guida. Attualmente il rilascio e il rinnovo della patente (A e B) è concesso ai cittadini che, attraverso una certificazione specialistica, risultano indenni da crisi epilettiche da almeno un anno. Ma l’applicazione dell’articolo 187 del Codice della Strada che riguarda il divieto di assunzione di sostanze psicoptrope, si scontra con la necessità di assumere alcuni farmaci che le contengono e che sono indispensabili per controllare e scongiurare le crisi epilettiche. A questo proposito il Consigliere della Sin – che partecipa ad un tavolo tecnico presso il Ministero dei Trasporti appositamente creato – ha auspicato che “in tempi brevi si possa arrivare a soluzioni che stabiliscano una disciplina che consenta di individuare le ipotesi di non sanzionabilità, certificate dal medico curante, per i pazienti soggetti a un trattamento farmacologico, garantendo al tempo stesso sicurezza stradale e tutela dei diritti dei pazienti”.
“In questo modo –si legge in una nota – la Sin ribadisce il proprio impegno non solo nella promozione della ricerca e dell’innovazione terapeutica, ma anche nella tutela dei diritti, della dignità e della qualità di vita delle persone con epilessia, affinché la gestione della malattia sia davvero completa, equa e centrata sulla persona”

