di Alberto Baldazzi
A 18 mesi dalla conversione del decreto legge 73/2024 i numeri delle liste d’attesa per le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale sono gli stessi, e nel 2025 per il cittadino-paziente non vi è stato alcun beneficio. Dall’analisi impietosa della Fondazione Gimbe emerge che nulla si è mosso, e nelle pieghe alquanto oscure e reticenti del report fornito dalla Piattaforma Nazionale delle Liste d’attesa (PNLA), il Presidente Nino Cartabellotta “scopre” – il dato, infatti non viene esplicitato – che il 30% delle prestazioni (visite specialistiche e diagnostica) teoricamente gratuite è in realtà a pagamento, perché effettuato in intramoenia.
Per un’analisi più dettagliata rimandiamo all’integrale del comunicato stampa di Gimbe, segnalando che per la piena attuazione del decreto che avrebbe dovuto affrontare la piaga delle liste d’attesa, mancano ancora 2 decreti attuativi. La grancassa che ha accompagnato il varo del decreto, è risultata dunque afona.

Dalla ricerca è possibile estrarre 4 “scatti”, che fotografano la frana progressiva del SSN:
- Il primo, ci rende il numero delle prestazioni specialistiche e diagnostiche erogate: 57,8 milioni
- Il secondo inquadra un 30% di queste prestazioni, teoricamente gratuite, che però avvengono in intramoenia, ovvero a pagamento
- Il terzo rimanda a quelle prestazioni svolte dal privato, cui i cittadini-pazienti fanno ricorso perché possono permetterselo e/o non hanno alternative, e che compongono quota parte di quella salute out of pocket per la quale gli italiani spendono annualmente più di 40 miliardi
- Il quarto scatto propone i milioni di concittadini senza volto che hanno rinunciato a curarsi, perché non possono permetterselo
In sintesi l’analisi di Gimbe attesta come l’universalità del SSN sia oramai un nostalgico ricordo, visto che per le prestazioni specialistiche e la diagnostica si è già consolidata una “privatizzazione” per un volume del 30%, mentre per il restante 70% l’accesso è comunque con il ticket (esclusi gli esenti).
Per quel che riguarda l’intramoenia, poi, non è fuori luogo ritenere che essa stessa sia una concausa dell’allungarsi delle liste d’attesa, rappresentando quasi un subdolo invito a mettere mano al portafogli se si vuole ottenere una prestazione a 2/10 giorni, invece che a mesi o ad un anno di distanza. Quando si chiama un cup per una prenotazione, non è raro sentirsi chiedere come prima indicazione “col ticket o a pagamento?”.
Da questa analisi sconfortante si ricava che per salvare il SSN non servono vuote dichiarazioni e provvedimenti che lasciano il tempo che trovano, dopo essere transitarti per qualche giorno sulle prime pagine dei quotidiani e tra i titoli dei Tg. Serve un bagno di realtà che da cui emerga – se esiste veramente – la volontà di considerare la Salute un pilastro della nostra convivenza civile. In questo Gimbe svolge da anni una funzione essenziale, con le sue analisi impietose ma, certo, non “disfattiste”, come conferma Nino Cartabellotta:
“L’obiettivo è alimentare in maniera costruttiva il dibattito pubblico, sollecitare risposte chiare da Governo e Regioni e tracciare un confine netto tra promesse e realtà, anche al fine di allineare le aspettative dei cittadini. Sempre più alle prese con tempi di attesa interminabili e troppo spesso costretti a pagare di tasca propria o, addirittura, a rinunciare alle prestazioni”.

