di Alberto Baldazzi

Nei giorni scorsi è stata resa nota dal Ministero della Salute la bozza che contiene concretamente gli elementi del riordino della Medicina Generale. Dopo lo schema presentato la scorsa settimana alle Regioni, si passa dunque a riempire di potenziali contenuti questa importate riforma che intende rifondare la medicina di base, in vista anche della nuova organizzazione territoriale che prevende il coinvolgimento degli attuali medici di medicina generale nelle attività delle Case delle Comunità, nella prevenzione e nell’assistenza domiciliare. IL TESTO illustra quello che viene definito come un “doppio binario” che i medici di base dovranno seguire, tra inquadramento in convenzione (riformata) e lavoro dipendente, e contiene molte novità, tra le quali spiccano l’istituzione della  specializzazione universitaria e l’aumento a 18 anni dell’età fino alla quale si sarò assisti dai pediatri di libera scelta.

Questo importante passaggio giunge dopo anni di dibattito e scontro sull’attuale ruolo dei medici di base, e non sarà certo indolore, viste le proteste dei maggiori sindacati (la FIMMG) e dalla stessa Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici. Le Regioni sostanzialmente apprezzano il progetto, e ciò è decisivo, visto che buona parte della sua attuazione spetta a loro.

L’impatto più diretto si avrà sulle Case della Comunità, nelle quali la presenza “pro quota” oraria dei medici di base è essenziale, pena la creazione di piccole cattedrali sguarnite di medici.

Per una analisi approfondita del progetto, rimandiamo al testo, ma fin d’ora va segnalato che se quanto si propone non si riduca ad una “ammuina”, è essenziale che operi per superare il definanziamento che il Sistema Sanitario Nazionale sta subendo da un ventennio, e che rende velleitario qualsiasi tentativo di un suo rilancio.

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