di Redazione
Soffrire di dolori cronicizzati è purtroppo molto spesso considerata una patologia di serie b: un “disturbo”, qualcosa da sopportare e da lenire, molto spesso, solo con il ricorso all’automedicazione. Ma non è così. Nei mesi scorsi un’analisi approfondita sulla condizione di più di 10 milioni di concittadini che convivono con il dolore cronico è stato avanzata nel corso della 4° edizione del Congresso nazionale Basic Pain Support che si è tenuto a Roma, e che ha lanciato un appello perché venga riconosciuto invece come una priorità per la salute pubblica. In 1 caso su 3 genera una vera e propria invalidità.
“Questi sono i pazienti che con maggiore probabilità accedono ai nostri centri specialistici di terapia antalgica”, segnala la Professoressa Flaminia Coluzzi, docente all’Università Sapienza di Roma. “Esiste tuttavia una larga maggioranza di pazienti con dolore, che non trovano ancora sufficienti risposte alla loro sofferenza. Molti di questi ricorrono all’automedicazione, come dicono i dati sugli acquisti in autonomia di analgesici e antinfiammatori. L’auto-prescrizione, tuttavia, è un forte fattore di rischio per eventi avversi e per interazioni farmacologiche potenzialmente pericolose”.
Ansia, depressione, stanchezza, impossibilità di lavorare si accompagnano al doloro cronico, che non va inteso semplicemente come un “sintomo”, perché alla sua base vi è una criticità che investe il sistema nervoso.
“Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha identificato nei processi di neuroinfiammazione il nucleo centrale della cronicizzazione. In condizioni fisiologiche, cellule immunitarie residenti nel cervello e nel midollo spinale, agiscono come guardiani del sistema nervoso centrale, per mantenerne uno stato di equilibrio, in risposta a eventuali insulti esterni, di natura traumatica o infettiva. Tuttavia, quando attivi per troppo tempo, questi fenomeni neuroinfiammatori sono la causa di alterazioni che portano a patologie degenerative e a sindromi dolorose croniche, quali la fibromialgia o la sindrome dell’intestino irritabile”.
Sarebbe importante affrontare le prime manifestazioni di dolore prima che si cronicizzino; solo così si ha la possibilità di terapie efficaci.
Per la Professoressa Coluzzi “…il dolore cronico non è un fastidio passeggero né una condizione da sopportare: è un killer invisibile che erode lentamente qualità della vita, energie e autonomia. Servono diagnosi rapide, percorsi di cura e una maggiore consapevolezza dei meccanismi che lo generano. Intervenire subito può evitare anni di sofferenza e impedire che una condizione spesso reversibile diventi una malattia permanente”.

